Sulla strada dell’Osservatorio 2.0. I giovani raccontano il corso di formazione

Il corso di formazione Osservatorio 2.0 è giunto ormai alla sua quarta settimana e alla luce delle prime tracce lasciate sul cammino raccogliamo le impressioni dei protagonisti. Sono giovani che hanno voluto mettersi in gioco in questo progetto e provare a costruire insieme percorsi di sviluppo per il nostro territorio. Qualcuno di loro ha deciso di raccontarci le sue prime impressioni e indicarci il sentiero su cui si sono incamminati.

Paolo, attivo ad Anagni in un progetto associativo per l’aggregazione giovanile ha seguito più da vicino il modulo Assistenza e cooperazione:

«Dopo una prima panoramica sulla storia e gli obiettivi dell’organismo pastorale della Caritas, Silvia Compagno ha esplicitato il valore tangibile dei capisaldi della Caritas condivisi con il gruppo, fra tutti la finalità pedagogica, introducendo al reale funzionamento pratico dell’organismo pastorale, anche grazie ad esperienze dirette, sue, in ambito internazionale, e di due figure attive da tempo nella diocesi. Ad oggi abbiamo avviato un lavoro di osservazione degli avvenimenti Sociali, Demografici, Economici ed Ambientali che, negli ultimi anni, hanno condizionato maggiormente il territorio diocesano, con l’intento di venire a conoscenza delle principali cause del disagio odierno e progettare insieme azioni di risoluzione, ove possibile, e di contenimento dello stesso»

 
Veronica, appassionata animatrice della piccola comunità di Vallepietra, si è concentrata sul modulo Lavoro e impresa, guidato da Mauro Ricciarelli:

«Farsi prossimo, come il Samaritano sulla via tra Gerusalemme e Gerico, significa mettere da parte ogni calcolo, ogni muro di divisione e chinarsi sulle ferite di coloro che hanno avuto un percorso forse diverso dal nostro, ma non per questo meno umano e degno di essere curato e riportato alla luce in una nuova veste. Come Gesù anche noi siamo chiamati a liberare gli uomini e le donne del nostro tempo dalla schiavitù, dall’egoismo, da tutte le catene di sofferenza che visibilmente o senza apparente traccia lacerano il cuore dell’uomo.

Queste sono le premesse che mia hanno invogliato a partecipare a questo corso, grazie al quale sto acquisendo nozioni di vita sociale fondamentali, sono fermamente convinta che l’Osservatorio Diocesano è uno strumento che, operando in stretta collaborazione con i Centri di Ascolto diocesani e parrocchiali e occupandosi della elaborazione di tutte le informazioni raccolte durante i colloqui, permetterà di ottenere una fotografia, quanto più nitida possibile, di uno spaccato di vita sociale sul territorio diocesano.

Sono convinta che lo scambio di conoscenze è di stimolo ad un lavoro di rete, finalizzato alla realizzazione di progetti dove, a vario titolo, Caritas, associazioni ed istituzioni possono intervenire secondo le specifiche competenze, operando sulla persona/famiglia in difficoltà a tutto tondo, in modo da garantire una maggiore efficacia delle azioni di aiuto»

 
Carla, che vive il mondo della scuola da vicino, rappresentando la componente genitori negli organi consultivi dell’Istituto di Piglio frequentato dalle sue bambine, ci racconta le sue impressioni sul modulo Scuola e educazione, sotto la guida di Claudia Fantini con la collaborazione di Arduino Fratarcangeli:

«Fin da subito è stato chiaro che solo un approccio conoscitivo multidimensionale e multidisciplinare per un tema così complesso e delicato come il disagio avrebbe consentito un’analisi mirata e, si auspica, un intervento con possibilità di successo.

I primi incontri sul tema della scuola hanno evidenziato non solo l’importanza della formazione scolastica nella vita di ciascun individuo, ma anche le difficoltà che l’Istituzione scolastica vive oggi.

I principi costituzionali in materia scolastica tracciano le linee portanti di una formazione scolastica non chiusa in se stessa ma finalizzata ad uno sviluppo integrato ed armonico dell’individuo nella comunità sociale, tanto che può parlarsi di una formazione integrale della persona umana. Questa visione della scuola come passerella, come possibile ascensore sociale (soprattutto per i più deboli e i più fragili) va perdendo la sua connotazione, a causa di una serie di problematiche che vanno dalla mancanza di risorse ai problemi organizzativi e così via.

Così intendeva la scuola Piero Calamandrei, che scriveva: “La scuola, come la vedo io, è un organo “costituzionale”. Organo centrale della democrazia…. Uno dei punti al quale l’Italia deve tenere è che nella sua Costituzione, come in nessun’altra, sia accentuato l’impegno di aprire ai capaci e meritevoli, anche se poveri, i gradi più alti dell’istruzione”. E così la intendeva anche don Lorenzo Milani, che con gli alunni della Scuola di Barbiana scrisse Lettera a una Professoressa, di cui abbiamo intrapreso la lettura.

Il libro mette in evidenza le disparità della scuola pubblica, l’evidente incapacità di garantire un’istruzione di pari livello a tutti e, al contrario, il persistere di differenze sociali tra i diversi ceti della popolazione, in particolar modo tra coloro che abitavano in montagna, che nel libro vengono chiamati montanari. Alcuni passaggi del libro, alcune osservazioni sembrano più attuali che mai, se pensiamo agli elevati tassi di dispersione scolastica, ai ragazzi che non hanno i mezzi per farcela da soli, alle famiglie che pur volendo investire nell’istruzione dei figli non hanno le risorse necessarie perché hanno perso il lavoro. E proprio su questi aspetti che si concentrerà l’impegno dei prossimi mesi, con l’obiettivo di mettere in luce quei problemi che troppo spesso vengono ignorati o sottovalutati da una società troppo incentrata sull’individualismo e sul successo, perché come diceva don Lorenzo Milani: “Non c’è nulla che sia ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali”».

Marco Moro

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