Patrimonio storico-culturale dei comuni della Diocesi

Ad Anagni, comunemente riconosciuta come la “Città dei Papi” perché preferita alla Capitale dai pontefici tra i secoli XII e XIII come sede papale, è possibile visitare la Cattedrale di Santa Maria Annunziata, che ospita uno dei capolavori dell’arte medievale, la Cripta di san Magno, definita la “Cappella Sistina del Medioevo”.

All’ombra dell’imponente struttura della Cattedrale trova dimora anche la casa-museo di Tommaso Gismondi, personaggio illustre della città di Anagni, pittore e sculture di fama internazionale che qui visse gran parte della sua vita e conosciuto per essere stato “lo scultore del papa”, avendo lungamente lavorato per commissione dei papi Paolo VI e Giovanni Paolo II.

Da molti anni ormai, tanto da essere considerato un tradizionale appuntamento estivo, ha luogo il Festival del teatro medievale e rinascimentale, nella splendida cornice di piazza Innocenzo III cui funge da scenografia naturale la Cattedrale che ha ospitato attori di fama nazionale ed internazionale.
L’Acropoli di Alatri, che si erge sulle mura che la mitologia vorrebbe innalzate dai Ciclopi, data l’eccezionale dimensione dei massi che le compongono, costituisce un’attrattiva interessante per tutti gli appassionati di misteri, oltre ad offrire una suggestiva panoramica della città di Alatri.

Sull’altura dell’Acropoli ha luogo la Cattedrale di San Paolo, che custodisce la reliquia del Miracolo dell’Ostia Incarnata, riconosciuto dalla Chiesa cattolica come uno dei quattro miracoli eucaristici più rilevanti.

La Cattedrale conserva, inoltre, la statua del santo patrono, papa Sisto I, la cui devozione in Alatri si distingue sicuramente per una commistione di religiosità e folklore che attira ogni anno migliaia di visitatori in occasione celebrazione che porta in processione il santo il mercoledì successivo alla Domenica di Pasqua.

Dal 1970 la città di Alatri ospita il Festival internazionale del folklore, evento che raduna gruppi di canti e balli popolari da tutto il mondo all’insegna dello scambio culturale tra i popoli.
Le Terme di Fiuggi rappresentano, senz’altro, il luogo di maggiore risonanza turistica del territorio diocesano, grazie alla presenza dello stabilimento termale che fin da tempi antichissimi attrae coloro che sono in cerca di una cura “miracolosa” al problema della calcolosi renale.

Quella che sgorga dalle fonti di Fiuggi è infatti un’acqua di cui già Plinio il Vecchio tesseva le lodi, scrivendo attorno al 27 d.C. «Fiugi inter collium Ernicorum acquam saluberrimam…».

Fiuggi, tuttavia, non è solo un polo di attrazione per coloro che attingono alle sue fonti: la cittadina, con i suoi rigogliosi boschi di castagno, rappresenta infatti un rifugio al riparo dalla calda estate per tutti gli abitanti delle zone limitrofe e della Capitale.

Dal 2008 ha luogo un evento di rilevanza nazionale, il Fiuggi Film Festival, nato con l’intenzione di dedicare, per la prima volta, una rassegna cinematografica al cinema per la famiglia.
Il Santuario della Santissima Trinità di Vallepietra veglia sulla valle del Simbrivio, all’interno del Parco naturale regionale dei Monti Simbruini, a pochi passi da Subiaco.

Il santuario rappresenta la più importante meta di pellegrinaggio del territorio: qui, infatti, giungono migliaia di persone da entrambi i versanti della cima, quello ciociaro e quello abruzzese, e raccogliendosi spesso in “compagnie”, affrontano a piedi i sentieri che si inerpicano sui monti dietro la protezione dello stendardo della “Santissima”.
Il castello di Fumone è noto per essere stato il luogo di prigionia di Papa Celestino V, protagonista del caso più eclatante di rinuncia al soglio pontificio, e per questo collocato da Dante nell’Antinferno, tra gli ignavi, perché riconosciuto come «colui / che fece per viltade il gran rifiuto».

La rinuncia all’ufficio pontificio costò a Celestino V la reclusione, decretata dal suo successore Bonifacio VIII, presso la prigione di massima sicurezza che si trovava nella rocca di Fumone: qui il prigioniero trascorse gli ultimi dieci mesi della sua vita, e qui avrebbe compiuto il suo primo miracolo, arricchendo con una nota spirituale le già numerose caratteristiche militarmente rilevanti del luogo.
Dal Castello di Torre Cajetani il papa Bonifacio VIII Caetani emanò una serie di Bolle pontificie recanti l’iscrizione «Datum in Turri nostra prope in Anagnium»: il papa, ad ulteriore riprova del suo legame con il territorio della Diocesi di Anagni-Alatri, volle acquistare il Castello per farne un luogo di meditazione e di studio, al riparo dal caos della sede papale.
Percorrendo l’itinerario che si srotola lungo la via Benedicti, immersa nei boschi di querce secolari dei Monti Ernici, al confine con il Parco Nazionale d’Abruzzo si incontra la Certosa di Trisulti, nel Comune di Collepardo.

Edificata nel 1204 sui resti di un’antica abbazia benedettina, la Certosa ha ospitato per secoli l’ordine dei certosini, fino al 1947, quando è stata affidata alle cure della Congregazione cistercense di Casamari.

Fiore all’occhiello di questo suggestivo luogo di meditazione e preghiera è indubbiamente l’antica farmacia: risalente al Settecento, custodisce ancora gli antichi vasi in vetro in cui venivano conservati i medicamenti e le erbe officinali coltivate nel giardino prospiciente la farmacia.
La natura carsica dei Monti Ernici arricchisce il territorio di importanti complessi speleologici, tra cui costituisce una eccezionalità quello delle grotte di Collepardo e del pozzo d’Antullo.

Le prime, tra le stalattiti e le stalagmiti che disegnano forme tanto singolari riecheggianti forme umane e animali da aver guadagnato alla cavità naturale il nome di “Grotte dei Bambocci”, offrono riparo a una piccola colonia di pipistrelli, radunati nella sala minore delle grotte, chiusa al pubblico.

Il pozzo d'Antullo, originato dallo sprofondamento della volta di una cavità sotterranea, costituisce la più grande dolina carsica in Europa, misurando una circonferenza di 300 metri e una profondità di 70 metri.
Ad Acuto operò Santa Maria de Mattias, serva di Dio che qui fondò la Congregazione delle Adoratrici del Sangue di Cristo, cui seguì l’apertura di oltre 70 comunità ispirate dal carisma e dalla forza di predicazione della santa.
Sul costone dei Monti Ernici sormontato dal massiccio di Campocatino, tra le più importanti stazioni sciistiche dell’appennino laziale, sorge la città di Guarcino, circondata da un sistema montuoso di natura carsica che costituisce una delle maggiori attrattive per gli speleologi sul territorio nazionale.

Qui viene prodotto il tradizionale Amaretto di Guarcino, bontà gastronomica vanto della cittadina e del territorio.
Ai piedi del Monte Monna è possibile incontrare il piccolo borgo di Vico nel Lazio, spesso paragonato alla cittadina francese di Carcassonne per le sue mura fortificate che lasciano immaginare si trattasse anticamente di un castrum romano un tempo difeso da ben 25 torri.

Definito Monumento nazionale dal Ministro della Pubblica Istruzione, che ne ha riconosciuto il rilevante interesse pubblico, il borgo offre anche una eccezionale visuale del massiccio dei Monti Ernici e della vallata circostante, grazie alla sua posizione elevata.
Sulle colline che si perdono tra le pendici dei Monti Ernici e l’alta Valle del fiume Sacco sono coltivati i vitigni autoctoni Cesanese di Affile e Cesanese comune, da cui si produce il vino Cesanese del Piglio, riconosciuto dal 2008 tra le DOCG della Regione Lazio, la cui eccellenza è festeggiata ogni anno con una grande Sagra dell’uva nel periodo di ottobre che richiama numerosissimi appassionati di vini e non solo.
Dal Comune di Trivigliano è possibile godere di una delle migliori viste panoramiche sul Lago di Canterno.
Dalla fontana delle “tre cannelle”, nel Comune di Filettino, sgorga dal 1866 l’acqua del fiume Aniene, che nasce proprio nel territorio comunale, presso la località Fiumata, dove confluiscono le acque del torrente Riglioso e del fosso Corore, dando vita a uno dei fiumi più importanti della Regione Lazio.
Il Castello Caetani di Trevi nel Lazio rappresenta una delle prime testimonianze del fenomeno dell’incastellamento avvenuto intorno all’anno Mille nell’area circostante.

Dopo aver vissuto alterne vicende di splendore – è stato residenza di Pietro Caetani, fratello di papa Bonifacio VIII – e degrado – ha vissuto in stato di abbandono dopo il terremoto del 1915.

A seguito di un importante intervento di restauro e recupero iniziato nel 1984, il castello è stato restituito alla comunità.

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