Sconfinatamente ad Anagni

Articolo di Fabiana Fadanelli per “Progetto Policoro”, Ufficio Migranti Diocesi Anagni-Alatri.
Foto: Credits, Ufficio Migranti.

“Sconfinatamente” è un’associazione costituita ad Anagni nel settembre del 2018 per fornire sostegno a soggetti svantaggiati presenti nel nostro territorio. Oggi le loro attività sono rivolte per lo più a persone richiedenti asilo.

Ad Anagni sono presenti due centri di accoglienza: uno gestito dalla cooperativa La Meridiana, presso la Chiesa Madonna del Popolo, e uno da Sinergy Società Cooperativa Sociale, presso l’ex albergo Santoro sito in via San Magno. Oggi ospitano rispettivamente 17 e 50 persone. Nell’ultimo anno si è registrato un calo nel numero dei beneficiari: fino allo scorso mese, nel centro di Madonna del Popolo erano accolte 21 persone, a San Magno ne erano rimaste 35. In tanti hanno lasciato i centri a conclusione del percorso di accoglienza e non ci sono stati nuovi arrivi a sostituirli (dati ISMU), si parla di un calo degli sbarchi dell’80% nel 2018 a livello nazionale. Questo calo, insieme alla riduzione di fondi del Decreto Sicurezza e Immigrazioni (L. 132/ 2018), che comincerà ad avere i suoi effetti dal prossimo mese, ha portato alla chiusura di diversi centri, tra cui uno della stessa cooperativa Sinergy a Fiuggi, i cui ospiti sono stati trasferiti presso il CAS di San Magno che ha potuto accoglierli come da disposizione della Prefettura di Frosinone sulla base della convenzione che stabilisce la capienza di 50 unità.

“Sconfinatamente” nasce in questo contesto. Sono già diversi anni che un gruppo nutrito di volontari ha teso le mani verso i ragazzi dei centri di accoglienza: Mauro D’Ambrosio con i corsi di italiano e sempre indaffarato a trovare soluzioni per qualsiasi problema, Antonella Marotta con i corsi di musica, Tommaso Natalia ed Arianna Lisandro che, partiti da volontari, hanno iniziato anche un percorso professionale; e tantissime altre persone, tra chi ha ospitato in casa propria qualche ragazzo per qualche giorno, chi passa a prenderli con la macchina per fargli conoscere le bellezze dei nostri territori e un po’ di sano divertimento e svago, chi ha messo fornelli a disposizione per far cucinare prelibatezze africane. Storie di amicizie che, però, ad un certo punto portano alla scelta di istituzionalizzarsi in un’associazione. Il Presidente, Carmelo Selvaggio, ci racconta cosa è cambiato.

Abbiamo sentito il bisogno di costituirci per emergenza politica, per dare un segnale, ma anche perché preoccupati dalle conseguenze concrete del clima politico italiano, e la risposta c’è stata. Oggi siamo oltre 80 iscritti e 216 membri sulla nostra pagina Facebook. Sai cosa vuol dire per un’associazione nel giro di pochi mesi raggiungere, ad Anagni, un numero così grande di persone? C’è stato un passaparola e subito le persone ci hanno cercato per tesserarsi. Un’adesione che non ci aspettavamo e che ci ha mostrato che i valori in cui crediamo non sono condivisi da una minoranza, in controtendenza a ciò che spesso i media ci comunicano, ci sono tantissime persone che vogliono un mondo nuovo e vorrei cogliere l’occasione per ringraziarle tutte di cuore”.

Tesserarsi costa 20 euro, rappresenta un importante autofinanziamento per l’associazione che ha permesso, insieme ad altre offerte libere, di prendere una casa in affitto ed ospitare due ragazzi che affrontano un momento di transito verso l’autonomia, essendo usciti dal percorso di Accoglienza. Già adesso uno dei due ha trovato lavoro e riesce a dare il suo contributo, in modo tale che quando potranno pagarsi autonomamente una loro sistemazione lasceranno il posto ad altri. L’emergenza abitativa di chi lascia i centri è la grande preoccupazione dei volontari e sono fermamente convinti che aiutarli a trovare una soluzione in questo senso, un lavoro, offrirgli una rete sociale e amichevole sia anche fare sicurezza.

Chiedo a Carmelo cosa pensa del progetto Includo del Comune di Anagni. Sono previsti dei rimborsi per l’inserimento professionale di 10 migranti ospiti del Cas in Via San magno. Il bando indica che oltre alle aziende possono partecipare anche le associazioni, gli chiedo se proveranno a partecipare: “È una bella iniziativa, ci sono dei fondi stanziati dall’Unione Europea appositamente per inclusione sociale degli immigrati, qual è il problema? Non si stanno togliendo soldi a nessuno. La crisi economica ha rotto il tessuto sociale, ha diviso le persone e talvolta siamo spinti a guardare all’immigrato come al capro espiatorio. La povertà esiste ovunque. Abbiamo accolto per un periodo anche una donna italianissima, vittima di violenza, con gravi problemi economici, senza una casa, e siamo riusciti a metterla in contatto con i servizi sociali, che l’hanno presa in carico. La povertà esiste ma pensare che siano gli uni la causa degli altri è una sciocchezza quando sappiamo che l’1% della popolazione mondiale detiene il 99% della ricchezza. Tornando al Progetto Includo non possiamo non vederla che come una buona iniziativa, ci stiamo impegnando per essere tra le associazioni che aderiranno ma anche nello spargere la voce di modo che altre realtà riescano a presentare le loro proposte entro la scadenza del 25 febbraio”.

Insieme a Carmelo c’è Armet Maiga, un ragazzo del Mali, membro dell’associazione. Oggi svolge saltuariamente funzioni di mediazione linguistica a Roma per l’Infol (associazione Informazione Formazione orientamento Lavoro) ed è un volontario del Servizio Civile Nazionale a Cassino presso l’ACLI, associazione cattolica conosciuta durante un corso di formazione organizzato da Oltre L’Occidente di Frosinone, nell’ambito del progetto IPOCAD. A questo progetto ha partecipato insieme e con l’aiuto dei volontari di “Sconfinatamente”, tra cui Sandro Morgia, che oggi svolge volontariato anche presso il carcere di Frosinone. Armet oggi si occupa di un progetto di inclusione sociale e dice “Potrei aiutare perché anche io mi sono sentito debole. Conoscere i volontari di Anagni, diventare amici e partecipare attivamente con l’associazione mi ha fatto sentire bene, come una persona normale”.

Ci viene un sorriso, tenero e amaro insieme, perché riconosciamo che questi ragazzi sono spessissimo persone giovani, sole e impaurite. “Prima di conoscere te non ero nessuno”, aveva confessato una volta un ragazzo che Carmelo aveva ospitato a casa sua. Quella che trapela dagli occhi di Carmelo è l’emozione di essere una famiglia per qualcuno che ha la sua lontana, l’emozione di essere quel qualcuno un po’ più coraggioso attraverso cui chi si sente invisibile possa essere riconosciuto.

“Vorrei che scrivessi – mi dice in conclusione Carmelo – che alla base della nostra forma di altruismo c’è un ‘sano egoismo’: in fondo cerchiamo solo di essere più felici e lo siamo tendendo una mano a chi vediamo escluso”.

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