Obiettivi

 
L’Osservatorio diocesano è uno strumento avanzato per la conoscenza del territorio ed è costituito da un insieme di informazioni strutturate, ordinate e interpretate che descrivono alcuni aspetti salienti della realtà diocesana, con particolare attenzione alle aree “deboli” del territorio e ai suoi punti di forza. Ma quali sono i suoi obiettivi specifici?

 

Che cosa è una diocesi?

 
Per cogliere le finalità di un Osservatorio, è necessario soffermarsi dapprima sul concetto di diocesi e porsi la seguente domanda: Che cosa è una Diocesi da un punto di vista territoriale?

È un insieme eterogeneo di territori comunali interi o parziali, appartenenti in maggioranza a una provincia, ma anche a più di una, talvolta addirittura a più regioni contigue. Questi territori, che comprendono un insieme di parrocchie, sono legati spesso da una storia comune, pur con aspetti e problemi non sempre simili; pertanto, di fatto, essi sono unificati soltanto dalla presenza di un Vescovo diocesano.

Questa disomogeneità rappresenta una debolezza e non aiuta a creare uno spirito unitario; basti pensare al campanilismo sempre acceso tra comuni, province e anche regioni confinanti. Tuttavia, allo stesso tempo, questa diversità può tradursi anche in una ricchezza.

Il territorio diocesano non si identifica infatti con una aggregazione istituzionale classica di Comuni, come sono le Province, le Comunità Montane, i Distretti socio-assistenziali, le Unioni o Consorzi intercomunali, i Distretti industriali e altro. Ne deriva che nel caso di una diocesi non c’è, o non appare così nitido, il carattere istituzionale, neanche a livello di rappresentanza.

Una Diocesi potrebbe allora essere definita come un “Distretto Spirituale“, ovvero una entità territoriale al tempo indebolita dalla sua eterogeneità strutturale, ma anche arricchita dalla varietà di voci presenti al suo interno; in questo ultimo caso, essa può divenire eccellente interprete delle diverse anime che la caratterizzano.

Da queste considerazioni nasce la necessità di uno strumento idoneo a una corretta conoscenza e “gestione” del territorio, quale può essere l’Osservatorio territoriale diocesano.

 

Gli obiettivi di un Osservatorio territoriale diocesano

 
In maggior dettaglio, un Osservatorio arricchisce molte persone e serve tante finalità:

Serve a chi lo scrive. Alle persone che vi si dedicano, in quanto queste saranno costrette a: attivare fonti di conoscenza; chiedere dati da varie parti; scegliere metodi semplici di raccolta e interpretazione di tali dati; dibattere tra loro diverse questioni, anche poco note, e fare scelte su cosa è importante e cosa non lo è.

Serve a chi lo legge. Se i dati elaborati vengono diffusi, come deve essere, allora più persone potranno venire a conoscenza di una realtà territoriale vicina, fino a quel momento non completamente esplorata. L’Osservatorio costituisce quindi un piccolo strumento di crescita culturale.

Serve a chi guida la diocesi. L’Osservatorio diventa anche uno strumento efficace di conoscenza per indirizzare l’azione di guida da parte della Chiesa locale.

Serve a favorire un confronto costruttivo e documentato tra le Istituzioni e tutti coloro che, a vario titolo, affrontano le molteplici problematiche del territorio diocesano. In questo modo, potranno delinearsi soluzioni nuove e originali a problemi di vecchia data, in perfetto accordo con le più recenti linee guida della Pastorale Sociale e del Lavoro.

Serve agli Animatori di Comunità del Progetto Policoro, i quali devono riservare una particolare attenzione alla conoscenza del territorio circostante, non facilmente reperibile con i mezzi tradizionali, al fine di individuare e cogliere spunti per sostenere iniziative giovanili di neo-imprenditorialità.

Può servire a dimostrare che la Chiesa non è assente né lontana dalle problematiche e dalla realtà in cui è inserita, ma che, al contrario, è un osservatore attento dei fenomeni sociali che la circondano, grazie soprattutto alla capillare presenza sul territorio delle parrocchie, privilegiati “punti di osservazione e conoscenza” della realtà diocesana.

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