Il lavoro che vogliamo: dalla Diocesi a Cagliari a/r

Foto @Settimanesociali.it

L’Osservatorio in trasferta a Cagliari per la 48esima Settimana sociale dei cattolici italiani

Quattro giorni, quattro registri, quattro proposte, quattrocento buone pratiche. Tutto ruota attorno al numero 4 alla 48esima Settimana sociale dei cattolici italiani di Cagliari (26-29 ottobre 2017). 4 sono anche gli aggettivi che descrivono il lavoro che vogliamo: «libero, creativo, partecipativo e solidale», proprio come suggerisce papa Francesco nella Evangelii Gaudium, che guida i passi degli oltre mille delegati che hanno affollato i padiglioni della Fiera Internazionale della Sardegna.

Non tutti i lavori, all’epoca della quarta rivoluzione industriale, però, sono degni ed edificanti per l’uomo. Così si parte dal registro della denuncia per raccogliere storie di delusione, di scoraggiamento e anche di morte: significativa la testimonianza di Stefano Arcuri, marito di Paola Clemente, bracciante agricola rimasta vittima del caporalato nel 2015. Sono «peccati sociali» quelli commessi in un clima di disumanizzazione del lavoro, perché vanificano la capacità dell’uomo di partecipare all’opera creatrice di Dio. Bisogna perciò riannodare assieme lavoro, Paese e politica in un grande Piano di Sviluppo per l’Italia, sostiene il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della CEI: un Piano che fondi le proprie basi su famiglia e messa in sicurezza dei territori. E fu sera e fu mattina, primo giorno.

Poi c’è lo stile sinodale, quello che mette attorno a cento tavoli i mille delegati: si apre il registro dell’ascolto e della narrazione. Si vagliano limiti e possibilità delle condizioni lavorative del contemporaneo. Bersaglio mobile è soprattutto l’alternanza scuola-lavoro: grande opportunità e grande delusione della “buona scuola”. Ci sono i percorsi formativi e quelli lavorativi: in mezzo una voragine in cui si perdono 258mila posti di lavoro rimasti vacanti nel 2016 a causa della mancanza di competenze. E fu sera e fu mattina, secondo giorno.

Si fa l’appello e i promossi vengono segnati nel registro delle “buone pratiche”. Nei mesi scorsi i Cercatori di LavOro hanno mappato il territorio italiano e hanno scovato tantissime esperienze di impresa ad alto impatto sociale, prolifiche, sostenibili e replicabili. Storie di successo, storie di lavoro buono: si va dagli innovatori enogastronomici a chi tutela e promuove il patrimonio storico-artistico; da chi offre servizi di cura alla persona a chi ha a cuore l’integrazione di persone svantaggiate; per arrivare a quelli che introducono politiche di welfare aziendale particolarmente innovative, promuovono una virtuosa conciliazione lavoro-famiglia, strizzando un occhio al benessere della comunità locale. Sono germogli di una nuova primavera che nutrono la speranza nel cambiamento. E fu sera e fu mattina, terzo giorno.

Il bagaglio da riportare a casa si fa importante. Nell’ultimo registro vengono annotate 4 proposte per il Paese: i temi sono formazione, risparmio, appalti e iva. Sono i titoli sotto cui siglare un nuovo patto tra le generazioni che garantirà la crescita dell’Italia, nella convinzione che l’inclusione, in una prospettiva di sviluppo, rappresenta un principio economico: il patrimonio (il dono del padre) deve poter essere a disposizione dei figli che attraverso il lavoro umanizzato in un mercato civilizzato sapranno renderlo fruttuoso. E fu sera e fu mattina, quarto giorno: i delegati lasciano Cagliari, destinazione post-Cagliari.

Marco Moro, Progetto Policoro

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