Festa dei Popoli, giugno 2019

Foto: Credits, Denise Rana.

Si è svolta lo scorso 9 giugno la prima Festa dei Popoli della Diocesi di Anagni – Alatri, organizzata dall’Ufficio Migranti presso gli spazi interni ed esterni del Palazzo comunale di Anagni. La Festa, celebrata nel giorno di Pentecoste, ha costituito un’occasione per sperimentare la ricchezza dello stare insieme, valorizzando ed entrando in contatto con le diverse culture che abitano il nostro territorio.

Tante le testimonianze e gli spunti di riflessione, a partire dal Vescovo Lorenzo Loppa che, nel discorso iniziale di saluto, ha voluto ricordare come l’arcobaleno, simbolo di questa festa, rappresenti “non solo la fine di una tempesta ma anche l’armonia e l’unione di tutte le nostre differenze e dal cui arco non dovremmo allontanarci”. In continuità con le celebrazioni della Pentecoste, il Vescovo ha poi fatto riferimento alla lettera della Conferenza Episcopale del Lazio indirizzata alle diocesi della regione, in cui si invita la popolazione a “pensare all’annunzio a Gerusalemme, ascoltato in molte lingue, come al segno del pacifico e gioioso incontro fra i popoli, che attualizza l’invito del Risorto ad annunciare la vita e l’amore”. Citando la lettera dei Vescovi – ove si sottolinea che “tra tutte le dimensioni di sofferenza non c’è alcuna differenza: italiani o stranieri, tutti soffrono allo stesso modo” – Mons. Loppa ha ribadito la necessità di dare giusta attenzione a tutte le vulnerabilità.

Nel convegno si sono poi alternate le varie voci dal territorio, ognuna delle quali ha raccontato la propria personale esperienza di incontro e scoperta dell’altro. A fare da apri pista, Lorenzo Ricci, studente di terza media all’Istituto Comprensivo I.C. Ottaviano Bottini di Piglio, il quale ha presentato il progetto portato avanti con la sua classe: “Le frontiere del XXI secolo, la globalizzazione dell’indifferenza e la sfida della complessità”. Concetti “grandi” analizzati a 360°, sia attraverso testimonianze dirette di esperti sia soprattutto partendo dall’arte e dalla letteratura “che restituisce un’idea e una visione di mondo e di uomo globali, complessi; così come la lingua, che valorizza ed esalta le differenze, produce significati che cambia continuamente così come continuamente cambia il mondo; il mondo dei diversi alfabeti e delle diverse parole, che da quegli alfabeti e da quelle parole è nominato e plasmato, a nostra immagine e somiglianza”. Del lavoro svolto in classe, Lorenzo ha maturato la consapevolezza che “di fronte alle immagini della televisione, quelli che vediamo arrivare sulle nostre coste non sono più soltanto numeri, ma persone,
uomini, donne e ragazzi della mia stessa età”. Storie e parole che si intersecano alle nostre quindi, nelle lingue di ieri, di oggi e di domani.

Ade, signore nigeriano residente a Sgurgola da vent’anni, ci ha fatto sorridere ricordando come a poco a poco abbia scoperto la cultura e le usanze italiane, a partire dallo “struscio”, questo strano e continuo andirivieni nel centro cittadino, del tutto assente nelle usanze del suo paese! Armet, ragazzo del Mali arrivato da pochi anni in Italia, studente di scienze politiche e speaker radiofonico di un’emittente di opposizione al governo, fuggito per ragioni politiche e ritrovatosi ad Anagni, tra tanta paura e diffidenza. “I primi sei mesi li ho passati chiuso nel centro, perché avevo paura, paura degli italiani che mi erano stati descritti come razzisti. Poi invece, piano piano ho cominciato a conoscerne alcuni, sono venuti da me e siamo diventati amici, fino a quando – aggiunge con timidezza – ho conosciuto una persona di cui mi sono innamorato”.

Antonio e Carmen sono gli ultimi a parlare. Originari il primo dell’Argentina e la seconda del Perù si sono conosciuti a Roma, per poi trasferirsi a Sgurgola. Antonio racconta che la sua è una migrazione di ritorno, in quanto figlio di genitori della Calabria profonda, salpati da Napoli e finiti per caso in Argentina invece che negli Stati Uniti. La sua è una storia di “corsi e ricorsi”, che ci insegna quanto il desiderio di spostarsi e di ricercare migliori possibilità di vita sia inscritto nel nostro dna.

A conclusione del convegno e prima di cominciare la festa nella piazza del Comune, tutti i partecipanti si sono riuniti in una preghiera interreligiosa. Tra le letture scelte, anche alcuni brani ripresi da documenti ufficiali del Papa, tra cui quello sulla Fratellanza Umana, sottoscritto insieme al Grande Imam di Al-Azhar durante il viaggio negli Emirati Arabi: “Ciascuno gode della libertà di credo, di pensiero, di espressione e di azione. Il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani. Questa Sapienza divina è l’origine da cui deriva il diritto alla libertà di credo e alla libertà di essere diversi. Grande sarà la vostra fortuna di incrociare altre strade e culture differenti. Di condividere con altri i valori della storia che vi ha costruito, il senso del vostro camminare”.

Infine, la giornata è proseguita tra balli, musiche popolari dalle suggestioni africane, italiane, est europee e americane, esposizione di prodotti di artigianato e assaggi di cibi dal mondo. Riappropriandosi degli spazi pubblici e fuori di sé dalla gioia, i bambini hanno invaso la piazza correndo e giocando, mentre gli adulti rimanevano increduli di fronte alla gratuità della festa.

Nella speranza che questa sia soltanto la prima di una lunga serie di iniziative, di volta in volta migliori e rappresentative di un maggior numero di comunità presenti sul territorio, l’Ufficio Migranti ringrazia per la viva partecipazione di tutti gli intervenuti, nonché per la disponibilità dell’amministrazione comunale e la fiducia e sostegno del Vescovo.

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